SECONDA STELLA A DESTRA
a cura di Patrizia Pirro, Giandomenico Florio, Gianni D'Amico, Eleonora Adesso
Uno dei caratteri del quartiere Japigia che più colpisce è una quasi totale isotopia dello spazio, la ripetitività delle forme, la scarsa varietà di linguaggi urbani.
La presenza diffusa di grandi spazi ritagliati e non utilizzati e la percezione di uno strano “gigantismo” di cui sembrano afflitti le infrastrutture e servizi collettivi, producono uno spazio infinitamente dilatato rispetto alla scala dell’uomo. La distanza fra le cose è tale da non riuscire a costruire relazioni tra gli oggetti e tra l’uomo e lo spazio. Il senso di spaesamento che si produce nell’individuo (il passante, l’abitante, il flaneur) sembra colmabile esclusivamente con l’aumento delle velocità di transito.
Eppure, come nell’altra faccia della medaglia, alle spalle di questa città dilatata esiste una città introversa, labirintica, fatta di enclave e spazi semi privati, cul de sac e recinti, un mosaico di microspazi “segreti” in cui si la vita del quartiere si svolge silenziosa.
Il progetto “Seconda stella a destra” si propone di attivare temporaneamente nuove pratiche di attraversamento ed esperienza degli spazi, tra la città dilatata e quella introversa, in maniera ludica e partecipata. Riportare l’attenzione dell’abitante/passante alla dimensione umana degli oggetti, invitandolo a percorrere e attraversare il quartiere lungo rotte non convenzionali.Nei tre mesi di attività sul campo, attraverso sopralluoghi e confronto con gli abitanti verrà individuata una trama di micro luoghi che nel corso dell’evento finale saranno risignificati o evidenziati o attivati mediante azioni/eventi minimi. L’intento è quello di stimolare visioni ed usi non usuali dei luoghi: uno spartitraffico in un isola verde, un marciapiede in un salotto urbano, il canalone in una uscita di sicurezza, la pensilina di un autobus in una sala da tè … Le micro azioni proposte hanno uno scopo puramente esemplificativo.
La definizione di queste ultime avverrà a seguito dei sopralluoghi nel quartiere e di un contatto diretto con i suoi abitanti.
Le micro azioni verranno rappresentate su una mappa, che nella giornata dell’evento finale verrà consegnata agli abitanti e ai visitatori, che saranno i protagonisti di una passeggiata per il quartiere alla ricerca dei luoghi “decontestualizzati”.
Le mappe potranno essere disegnate eliminando gli usuali riferimenti cartografici, provando a sperimentare coordinate non convenzionali che invitino l”esploratore” ad aguzzare la vista, a vedere oggetti della quotidiana urbanità in una veste nuova, a interpretarli e, perché no, a perdersi. Il risultato sarà quello di una caccia al tesoro collettiva.
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